le perplessità sollevate dalla campagna di coop, "acqua di casa mia", non si fermano alla carta stampata e web.
dalla newsletter di spot&web:
L’Adoc ha presentato un esposto all’Antitrust contro la campagna pubblicitaria della Coop soggetto “Acqua di casa mia”, accusando sia ingannevole a danno dei consumatori. L’esposto, dichiara Adoc, tende a bloccare la campagna e a sanzionare Coop in quanto non appare chiaro sia l’oggetto che lo scopo di tali messaggi. Nella pubblicità, diffusa a mezzo stampa, tv e web, secondo Adoc viene proposta una scelta tra l’acqua del rubinetto una volta verificata la sua qualità e l’acqua minerale proveniente da fonti vicine al tuo territorio. Nella prima affermazione non è chiaro cosa si intenda comunicare ai consumatori, che ricevono due informazioni: l’acqua del rubinetto può non essere bevibile e deve essere controllata dal cittadino stesso. Relativamente alla seconda affermazione, nell’espressione “fonti vicine del tuo territorio” non sarebbe chiaro il concetto di vicinanza a Km Zero. L’Antitrust stessa ha rilevato che l’esigenza di ridurre l’inquinamento attraverso una gestione più razionale della distribuzione dei beni di consumo non è idonea a giustificare l’adozione di misure protezionistiche atte a favorire la vendita di prodotti regionali a scapito dei beni concorrenti. Tali messaggi, a parere dell’Adoc, ‘’non costituiscono una comunicazione responsabile di Coop a tutela dell’ambiente ma mirano di fatto a promuovere le acque minerali a marchio Coop e le caraffe filtranti sempre a marchio Coop. Inoltre non forniscono al consumatore un’informazione adeguata, corretta e trasparente e, pertanto, possono definirsi pubblicità ingannevole a danno dei consumatori’. In attesa di conoscere se e come l’Autorità procederà in tal senso, sorge spontanea una domanda: perché non dettare norme più rigorose affinché il vanto ambientale sia chiaramente utilizzabile? Va bene che esistono già molte norme in campo pubblicitario, ma quello della sostenibilità ambientale – per le ricadute diffuse e diverse che genera – è un’area estremamente delicata su cui prudenza e regole sono ingredienti imprescindibili per una comunicazione corretta ed eticamente accettabile.
mercoledì 24 novembre 2010
martedì 23 novembre 2010
pr comunicazione. agenzie che non pagano.
io ci provo a star zitta e farmi scivolare tutto addosso. però poi capita che vedo certe cose e mi parte il post.
pr comunicazione è una piccola, piccolissima agenzia di un po' di tutto, in via la spezia 1 a milano, in mano a un "signore" di nome roberto perna che in sede si presenta come il padrone ma su linkedin si presenta come impiegato.
e già si inizia a sentire puzza di bruciato.
pr comunicazione è una di quelle agenzie, nella persone di roberto perna, che chiama i freelance, li fa lavorare, porta a casa il cliente E NON PAGA (almeno in base alla mia esperienza).
ho tutto documentato.
quindi, giovane aspirante copywriter, approfitta della mia esperienza e NON inviare il tuo cv a pr comunicazione.
pr comunicazione è una piccola, piccolissima agenzia di un po' di tutto, in via la spezia 1 a milano, in mano a un "signore" di nome roberto perna che in sede si presenta come il padrone ma su linkedin si presenta come impiegato.
e già si inizia a sentire puzza di bruciato.
pr comunicazione è una di quelle agenzie, nella persone di roberto perna, che chiama i freelance, li fa lavorare, porta a casa il cliente E NON PAGA (almeno in base alla mia esperienza).
ho tutto documentato.
quindi, giovane aspirante copywriter, approfitta della mia esperienza e NON inviare il tuo cv a pr comunicazione.
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pr comunicazione
lunedì 22 novembre 2010
coop, l'acqua e il green marketing. luci e ombre.
quando una pubblicità solleva argomenti un po' più seri.
andiamo per ordine.
coop lancia una campagna consumerista per promuovere il consumo dell'acqua di rubinetto.
la littizzetto fa da testimonial.
scoppiano le polemiche.
insorgono i produttori di acqua, che della coop stessa riempiono gli scaffali, mentre dall'altra parte coop cerca di individuare fonti vicine ai propri ipermercati per offrire acqua A MARCHIO COOP a chilometri zero. e non solo. lancia sul mercato una propria caraffa.
è sicuramente un argomento delicato.
sebastiano renna, dalle pagine di vita, scrive una lettera aperta alla litizzetto, spiegando luci e ombre della questione.
"
Cara Luciana Litizzetto,
da qualche giorno sono in tv gli spot a marchio Coop di cui sei protagonista.
Bisogna ammettere che questa campagna, nata per promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto, sta suscitando apprezzamenti entusiastici da più parti: ambientalisti, associazioni consumeristiche, sindacati, amministratori locali.
Del resto, come non condividere i presupposti che la ispira?
E come non restare conquistati dalla tua ironia mentre ci spieghi che se non vogliamo fare la figura dei “balenghi” – e abbracciare invece stili di vita intelligenti e sostenibili – la scelta giusta è mettere più spesso il bicchiere sotto il rubinetto?
In realtà, cara Luciana, le cose non stanno proprio come Coop vorrebbe farci credere.
Se hai qualche minuto di pazienza vorrei spiegarti il perché.
Luci e ombre dell’offensiva Coop
Scaltramente Coop affida il messaggio della superiorità dell’acqua di rubinetto alle sintesi giornalistiche e alle suggestioni del tuo spot pubblicitario. Ma sul suo sito web dimostra di essere pienamente consapevole del fatto che anche la scelta dell’acqua del sindaco ha le sue belle controindicazioni.
Quindi ci va col freno a mano tirato.
La qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti è ampiamente disomogenea a livello territoriale.
L’Osservatorio di Cittadinanzattiva sui servizi idrici 2009 evidenzia come 8 Regioni (erano 13 nel 2007) hanno chiesto deroghe al Ministero della salute per poter dichiarare bevibili le acque in alcuni comuni dei loro territori.
E’ dunque decisivo sapere esattamente cosa esce dal rubinetto. Ma questo non è sempre facile. Trovare dati trasparenti e chiari, aggiornati tempestivamente e accessibili a tutti è una prerogativa assicurata solo agli utenti di alcune (25) multiutility in Italia.
C’è poi da dire che i parametri di controllo della qualità dell’acqua sono riferiti a ciò che scorre nella rete acquedottistica pubblica, mentre bisogna considerare cosa succede alla stessa acqua quando raggiunge le cisterne dei condomini e le tubazioni di ciascuna abitazione.
Infine, le perdite della rete idrica in Italia sono da record europeo. Secondo te, Luciana, se un litro su tre di acqua potabile trasportata dagli acquedotti pubblici viene sprecato (le stime parlano di un 30-35% di dispersione), di quale salvaguardia ambientale stiamo parlando?
Coop e la bottiglia ecologica
Un ulteriore – e non di secondo piano – motivo per cui la Coop si guarda bene dal contrastare apertamente il business delle acque minerali è che essa stessa è uno dei player emergenti di questo mercato e punta ad esserlo sempre di più. Non a caso i messaggi della sua campagna appaiono piuttosto ondivaghi. Anche nello spot da te interpretato. Sostieni che l’acqua del rubinetto è la scelta migliore, ma contestualmente aggiungi che un un’alternativa di pari livello per i “resistenti” dell’acqua minerale c’è: è l’acqua a marchio Coop.
E’ credibile sguainare la spada a favore dell’acqua pubblica e nello stesso tempo invitare i consumatori refrattari a rivolgersi alla minerale a marchio proprio?
La giustificazione di questo “avvitamento retorico” sarebbe rappresentata dai titanici sforzi che la catena distributiva sta compiendo per rendere più “ecologically correct” il proprio prodotto.
Così si è premurata di informarci che ha provveduto a ridurre la grammatura delle proprie bottiglie in Pet, ottenendo un risparmio di emissioni di CO2 pari a 3.300 tonnellate.
Ma Coop non è affatto l’unica a investire sul packaging ecologico. Anzi, si tratta di una leva di differenziazione del prodotto da tempo diffusa tra le aziende del settore.
Si può citare Sant’Anna, che nel 2008 ha lanciato “BioBottle”, prima bottiglia prodotta con una rivoluzionaria bioplastica ricavata dalla fermentazione degli zuccheri delle piante, biodegradabile al 100% dopo 80 giorni. Coop dovrebbe ricordarsene, visto che venne presentata in anteprima proprio negli Ipercoop di tutta Italia. Così come dovrebbe ricordarsi della San Benedetto, premiata dalla Coop stessa, sempre nel 2008, come una delle aziende più virtuose nel risparmio delle emissioni di CO2 nell’ambito del progetto “Coop for Kyoto”, che la catena distributiva promuove tra i propri fornitori.
Progetti di questo tipo sono in corso anche da parte delle aziende che gestiscono marchi come Levissima, Lete, Lilia e Ferrarelle. Insomma, Coop è in nutrita e variegata compagnia su questo fronte.
Coop e il “federalismo” delle acque minerali
L’altra argomentazione “ecologica” usata da Coop è che sta lavorando per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento dell’acqua minerale, in maniera da coprire i consumi dei diversi territori limitando al massimo gli spostamenti su gomma. Grazie a queste operazioni di delocalizzazione produttiva Coop stima di far percorrere alle proprie bottiglie circa “30 km in meno per ogni viaggio, con un risparmio annuo di 350 mila kg di CO2”.
Un beneficio ambientale che appare un po’ misero (per questo viene espresso in chili e non in tonnellate?), soprattutto se si tiene conto che questo saldo va ulteriormente ridotto per effetto delle emissioni di CO2 prodotte dal moltiplicarsi degli impianti di imbottigliamento.
Insomma, non è affatto detto che incrementare il numero degli stabilimenti per coprire distanze inferiori dai punti vendita porti ad un beneficio netto in termini ambientali.
E poi, anche su questo versante, ci sono aziende che stanno attuando la medesima politica di Coop (ad esempio Norda) e aziende, come le Fonti di Vinadio (Sant’Anna), che stanno cercando di utilizzare il trasporto su rotaia per coprire le grandi distanze.
Se l’obiettivo di Coop fosse davvero spingere i consumi delle acque minerali che fanno meno strada, basterebbe attuare una molto concreta politica commerciale basata sulla parametrazione dei fee d’ingresso sui propri scaffali alla vicinanza della zona di produzione. In questo modo verrebbe garantito l’accesso alla grande distribuzione di piccoli imbottigliatori regionali, che non possono permettersi di pagare le somme che versano a catene come Coop le grandi multinazionali dell’acqua per assicurarsi un prezioso posto a scaffale.
L’operazione presenterebbe una serie di controindicazioni economiche e organizzative, ma l’ambiente viene prima di tutto. O no?
Il vero fattore di insostenibilità resta nell’ombra
Nella sua campagna di progresso e civiltà Coop ha stranamente dimenticato di citare la vera “pietra dello scandalo”: l’irrisorietà dei canoni di concessione che le aziende pagano alle Regioni (quindi a noi tutti) per appropriarsi delle acque di sorgente e realizzare il loro lucroso business. Un dossier di Legambiente e Altreconomia del 2009 evidenzia come il rapporto tra il costo dell’acqua e il suo prezzo finale costituisca una cifra davvero insignificante. Il prezzo più basso si paga in Liguria, dove ogni litro imbottigliato viene pagato appena 0,05 millesimi di euro. In Veneto, nonostante sia previsto il canone più alto di tutta Italia, il costo dell’acqua è di soli 3 millesimi al litro, ovvero solo lo 0,6% del costo finale dell’acqua per i consumatori.
Una vera battaglia consumeristica sull’acqua basata su criteri di maggiore socialità e sostenibilità dovrebbe porre tra i primi punti un’azione di pressione sulle istituzioni pubbliche affinchè si arrivi al varo di una normativa nazionale che uniformi e innalzi a soglie ragionevoli i canoni di concessione. Invece su questo c’è stato silenzio assoluto.
Il presunto sacrifico economico
Coop sostiene che sarebbe pronta – in conseguenza del potere di convincimento che accredita alla propria campagna – a veder ridurre i suoi incassi del 10% su un volume d’affari (quello delle acque minerali) di 190 milioni di euro.
Ma sarebbe davvero un sacrificio così grande?
In realtà, almeno su una fetta di questo giro d’affari, Coop si attende ben altro che una riduzione. Si tratta dei 35 milioni di euro che rappresentano gli incassi dell’acqua a marchio proprio. Oltretutto questa fetta è proprio la più succulenta dell’intero business, perché da essa Coop trae un margine considerevole, essendo anche il produttore.
Lì dove invece si limita a fare da distributore, il margine è così basso che una riduzione del volume d’affari verrebbe accolta come un’ottima notizia, perché si coglierebbe l’occasione per limitare, nei magazzini e all’interno dei punti vendita, gli spazi dedicati allo stoccaggio delle casse di acque minerali per ricavare nuovo spazio da dedicare a prodotti molto più remunerativi (magari la caraffa Coop che filtra l’acqua di rubinetto).
Campagna educativa per chi?
Insomma, cara Litizzetto, parlare – come fanno i vertici Coop – di “campagna educativa e informativa con un’anima sociale”, che prende le mosse dalla convinzione che “prima dell’interesse strettamente commerciale vengono quelli del cittadino-consumatore e dell’ambiente” forse risulta un tantino fuori luogo, non credi?
La campagna tocca temi importanti ed ha comunque molti aspetti di indubbio valore, ma definiamola per quello che è: un’operazione di “green marketing”.
E, se proprio vogliamo tirare in ballo l’aspetto educativo, allora bisogna dire che diverse aziende avrebbero tanto da imparare, osservando l’abilità mediatica (nella quale è compreso l’aver scelto te quale testimonial) con cui Coop gestisce le tematiche della “sostenibilità” per “sostenere”, prima di tutto, le proprie ambizioni commerciali.
Ovviamente non c’è nulla di male in tutto questo.
Ma si farebbe più bella figura a dichiararlo apertamente e dall’inizio.
"
andiamo per ordine.
coop lancia una campagna consumerista per promuovere il consumo dell'acqua di rubinetto.
la littizzetto fa da testimonial.
scoppiano le polemiche.
insorgono i produttori di acqua, che della coop stessa riempiono gli scaffali, mentre dall'altra parte coop cerca di individuare fonti vicine ai propri ipermercati per offrire acqua A MARCHIO COOP a chilometri zero. e non solo. lancia sul mercato una propria caraffa.
è sicuramente un argomento delicato.
sebastiano renna, dalle pagine di vita, scrive una lettera aperta alla litizzetto, spiegando luci e ombre della questione.
"
Cara Luciana Litizzetto,
da qualche giorno sono in tv gli spot a marchio Coop di cui sei protagonista.
Bisogna ammettere che questa campagna, nata per promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto, sta suscitando apprezzamenti entusiastici da più parti: ambientalisti, associazioni consumeristiche, sindacati, amministratori locali.
Del resto, come non condividere i presupposti che la ispira?
E come non restare conquistati dalla tua ironia mentre ci spieghi che se non vogliamo fare la figura dei “balenghi” – e abbracciare invece stili di vita intelligenti e sostenibili – la scelta giusta è mettere più spesso il bicchiere sotto il rubinetto?
In realtà, cara Luciana, le cose non stanno proprio come Coop vorrebbe farci credere.
Se hai qualche minuto di pazienza vorrei spiegarti il perché.
Luci e ombre dell’offensiva Coop
Scaltramente Coop affida il messaggio della superiorità dell’acqua di rubinetto alle sintesi giornalistiche e alle suggestioni del tuo spot pubblicitario. Ma sul suo sito web dimostra di essere pienamente consapevole del fatto che anche la scelta dell’acqua del sindaco ha le sue belle controindicazioni.
Quindi ci va col freno a mano tirato.
La qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti è ampiamente disomogenea a livello territoriale.
L’Osservatorio di Cittadinanzattiva sui servizi idrici 2009 evidenzia come 8 Regioni (erano 13 nel 2007) hanno chiesto deroghe al Ministero della salute per poter dichiarare bevibili le acque in alcuni comuni dei loro territori.
E’ dunque decisivo sapere esattamente cosa esce dal rubinetto. Ma questo non è sempre facile. Trovare dati trasparenti e chiari, aggiornati tempestivamente e accessibili a tutti è una prerogativa assicurata solo agli utenti di alcune (25) multiutility in Italia.
C’è poi da dire che i parametri di controllo della qualità dell’acqua sono riferiti a ciò che scorre nella rete acquedottistica pubblica, mentre bisogna considerare cosa succede alla stessa acqua quando raggiunge le cisterne dei condomini e le tubazioni di ciascuna abitazione.
Infine, le perdite della rete idrica in Italia sono da record europeo. Secondo te, Luciana, se un litro su tre di acqua potabile trasportata dagli acquedotti pubblici viene sprecato (le stime parlano di un 30-35% di dispersione), di quale salvaguardia ambientale stiamo parlando?
Coop e la bottiglia ecologica
Un ulteriore – e non di secondo piano – motivo per cui la Coop si guarda bene dal contrastare apertamente il business delle acque minerali è che essa stessa è uno dei player emergenti di questo mercato e punta ad esserlo sempre di più. Non a caso i messaggi della sua campagna appaiono piuttosto ondivaghi. Anche nello spot da te interpretato. Sostieni che l’acqua del rubinetto è la scelta migliore, ma contestualmente aggiungi che un un’alternativa di pari livello per i “resistenti” dell’acqua minerale c’è: è l’acqua a marchio Coop.
E’ credibile sguainare la spada a favore dell’acqua pubblica e nello stesso tempo invitare i consumatori refrattari a rivolgersi alla minerale a marchio proprio?
La giustificazione di questo “avvitamento retorico” sarebbe rappresentata dai titanici sforzi che la catena distributiva sta compiendo per rendere più “ecologically correct” il proprio prodotto.
Così si è premurata di informarci che ha provveduto a ridurre la grammatura delle proprie bottiglie in Pet, ottenendo un risparmio di emissioni di CO2 pari a 3.300 tonnellate.
Ma Coop non è affatto l’unica a investire sul packaging ecologico. Anzi, si tratta di una leva di differenziazione del prodotto da tempo diffusa tra le aziende del settore.
Si può citare Sant’Anna, che nel 2008 ha lanciato “BioBottle”, prima bottiglia prodotta con una rivoluzionaria bioplastica ricavata dalla fermentazione degli zuccheri delle piante, biodegradabile al 100% dopo 80 giorni. Coop dovrebbe ricordarsene, visto che venne presentata in anteprima proprio negli Ipercoop di tutta Italia. Così come dovrebbe ricordarsi della San Benedetto, premiata dalla Coop stessa, sempre nel 2008, come una delle aziende più virtuose nel risparmio delle emissioni di CO2 nell’ambito del progetto “Coop for Kyoto”, che la catena distributiva promuove tra i propri fornitori.
Progetti di questo tipo sono in corso anche da parte delle aziende che gestiscono marchi come Levissima, Lete, Lilia e Ferrarelle. Insomma, Coop è in nutrita e variegata compagnia su questo fronte.
Coop e il “federalismo” delle acque minerali
L’altra argomentazione “ecologica” usata da Coop è che sta lavorando per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento dell’acqua minerale, in maniera da coprire i consumi dei diversi territori limitando al massimo gli spostamenti su gomma. Grazie a queste operazioni di delocalizzazione produttiva Coop stima di far percorrere alle proprie bottiglie circa “30 km in meno per ogni viaggio, con un risparmio annuo di 350 mila kg di CO2”.
Un beneficio ambientale che appare un po’ misero (per questo viene espresso in chili e non in tonnellate?), soprattutto se si tiene conto che questo saldo va ulteriormente ridotto per effetto delle emissioni di CO2 prodotte dal moltiplicarsi degli impianti di imbottigliamento.
Insomma, non è affatto detto che incrementare il numero degli stabilimenti per coprire distanze inferiori dai punti vendita porti ad un beneficio netto in termini ambientali.
E poi, anche su questo versante, ci sono aziende che stanno attuando la medesima politica di Coop (ad esempio Norda) e aziende, come le Fonti di Vinadio (Sant’Anna), che stanno cercando di utilizzare il trasporto su rotaia per coprire le grandi distanze.
Se l’obiettivo di Coop fosse davvero spingere i consumi delle acque minerali che fanno meno strada, basterebbe attuare una molto concreta politica commerciale basata sulla parametrazione dei fee d’ingresso sui propri scaffali alla vicinanza della zona di produzione. In questo modo verrebbe garantito l’accesso alla grande distribuzione di piccoli imbottigliatori regionali, che non possono permettersi di pagare le somme che versano a catene come Coop le grandi multinazionali dell’acqua per assicurarsi un prezioso posto a scaffale.
L’operazione presenterebbe una serie di controindicazioni economiche e organizzative, ma l’ambiente viene prima di tutto. O no?
Il vero fattore di insostenibilità resta nell’ombra
Nella sua campagna di progresso e civiltà Coop ha stranamente dimenticato di citare la vera “pietra dello scandalo”: l’irrisorietà dei canoni di concessione che le aziende pagano alle Regioni (quindi a noi tutti) per appropriarsi delle acque di sorgente e realizzare il loro lucroso business. Un dossier di Legambiente e Altreconomia del 2009 evidenzia come il rapporto tra il costo dell’acqua e il suo prezzo finale costituisca una cifra davvero insignificante. Il prezzo più basso si paga in Liguria, dove ogni litro imbottigliato viene pagato appena 0,05 millesimi di euro. In Veneto, nonostante sia previsto il canone più alto di tutta Italia, il costo dell’acqua è di soli 3 millesimi al litro, ovvero solo lo 0,6% del costo finale dell’acqua per i consumatori.
Una vera battaglia consumeristica sull’acqua basata su criteri di maggiore socialità e sostenibilità dovrebbe porre tra i primi punti un’azione di pressione sulle istituzioni pubbliche affinchè si arrivi al varo di una normativa nazionale che uniformi e innalzi a soglie ragionevoli i canoni di concessione. Invece su questo c’è stato silenzio assoluto.
Il presunto sacrifico economico
Coop sostiene che sarebbe pronta – in conseguenza del potere di convincimento che accredita alla propria campagna – a veder ridurre i suoi incassi del 10% su un volume d’affari (quello delle acque minerali) di 190 milioni di euro.
Ma sarebbe davvero un sacrificio così grande?
In realtà, almeno su una fetta di questo giro d’affari, Coop si attende ben altro che una riduzione. Si tratta dei 35 milioni di euro che rappresentano gli incassi dell’acqua a marchio proprio. Oltretutto questa fetta è proprio la più succulenta dell’intero business, perché da essa Coop trae un margine considerevole, essendo anche il produttore.
Lì dove invece si limita a fare da distributore, il margine è così basso che una riduzione del volume d’affari verrebbe accolta come un’ottima notizia, perché si coglierebbe l’occasione per limitare, nei magazzini e all’interno dei punti vendita, gli spazi dedicati allo stoccaggio delle casse di acque minerali per ricavare nuovo spazio da dedicare a prodotti molto più remunerativi (magari la caraffa Coop che filtra l’acqua di rubinetto).
Campagna educativa per chi?
Insomma, cara Litizzetto, parlare – come fanno i vertici Coop – di “campagna educativa e informativa con un’anima sociale”, che prende le mosse dalla convinzione che “prima dell’interesse strettamente commerciale vengono quelli del cittadino-consumatore e dell’ambiente” forse risulta un tantino fuori luogo, non credi?
La campagna tocca temi importanti ed ha comunque molti aspetti di indubbio valore, ma definiamola per quello che è: un’operazione di “green marketing”.
E, se proprio vogliamo tirare in ballo l’aspetto educativo, allora bisogna dire che diverse aziende avrebbero tanto da imparare, osservando l’abilità mediatica (nella quale è compreso l’aver scelto te quale testimonial) con cui Coop gestisce le tematiche della “sostenibilità” per “sostenere”, prima di tutto, le proprie ambizioni commerciali.
Ovviamente non c’è nulla di male in tutto questo.
Ma si farebbe più bella figura a dichiararlo apertamente e dall’inizio.
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venerdì 19 novembre 2010
pensiline alle fermate del bus. un nuovo media in crescita.
nena and the chocolate factory mi segnala questa iniziativa di TBWA per promuovere la vodka aromatizzata Absolut: delle pensiline dell'autobus allestite nella città di Chicago.
e mi chiede:
in italia durerebbero almeno 10 minuti secondo te? :-)
visti i precedenti con beck's next a milano, direi proprio di no.
ed è un peccato. perché le pensiline sono sempre più uno strumento di comunicazione, apprezzato dalle persone perché rendono meno noiosa, se non addirittura più confortevole, l'attesa.
ecco alcuni esempi ovviamente non italiani.
amnesty international contro le violenze domestiche. un sensore che cambia immagine a seconda se una persona guarda o meno. se guarda, vede una coppia innamorata. se non guarda, si vede la verità.
per incentivare le persone a non gettare spazzatura a terra, in prossimità della fermata, ti mostro quanta ce n'è.
non so cosa ci sia scritto, ma è sicuramente entertainement
come raccontare che le nuove bottiglie di coca-cola hanno una presa migliore? velcro!
e ancora coca-cola
enterteinment ed engagement per cotonelle. tu da che parte l'arrotoli?
tò, una case italiana. a cura della DDB per Hasbro. chissà quanto è durata quella tenda?
un effetto visivo per hygiene. da lontano sembra ci siano una grossa macchia sul maglione, avvicinandosi, la macchia scompare e si può leggere il messaggio "hygiene color bleach. rimuove le macchie velocemente"
per sostenere la marcia contro la farc
mc donald's e il suo caffè gratis. fino al 3 maggio. di un anno passato.
nike
la compagnia aerea norwegian ti dice la temperatura e ti invita a partire per climi più caldi.
stesso concetto diverso trattamento per opodo. qui le temperature più calde te le faccio sentire. superlike.
cattivissima pensilina. ti dice quanto pesi. ovviamente per venderti un prodotto dimagrante.
a proposito di arredamento. ikea l'ha fatto prima di absolut. forse perché ne ha più diritto, visto che i mobili li vende.
anche in metropolitana.
il ministero della salute in brasile dà il buon esempio. chissà quando in italia lo seguiranno.
utilizzando il vecchio trucco dei sensori di calore, ti chiede di misurare quanto sei "hot". a prescindere dal risultato, il messaggio è sempre lo stesso "usa il preservativo". superlike.
credo un programma televisivo che abbia a che fare con la perdita di peso...
twilight gioca di astuzia e salva il portafoglio. due bollini rossi, come il morso di un vampiro, sul collo dei modelli e delle modelle di altre pubblicità. e sul bollino si legge "the twilight saga"+"fatti mordere"
per ora è tutto. grazie per averci seguito.
e mi chiede:
in italia durerebbero almeno 10 minuti secondo te? :-)
visti i precedenti con beck's next a milano, direi proprio di no.
ed è un peccato. perché le pensiline sono sempre più uno strumento di comunicazione, apprezzato dalle persone perché rendono meno noiosa, se non addirittura più confortevole, l'attesa.
ecco alcuni esempi ovviamente non italiani.
amnesty international contro le violenze domestiche. un sensore che cambia immagine a seconda se una persona guarda o meno. se guarda, vede una coppia innamorata. se non guarda, si vede la verità.
per incentivare le persone a non gettare spazzatura a terra, in prossimità della fermata, ti mostro quanta ce n'è.
non so cosa ci sia scritto, ma è sicuramente entertainement
come raccontare che le nuove bottiglie di coca-cola hanno una presa migliore? velcro!
e ancora coca-cola
enterteinment ed engagement per cotonelle. tu da che parte l'arrotoli?
tò, una case italiana. a cura della DDB per Hasbro. chissà quanto è durata quella tenda?
un effetto visivo per hygiene. da lontano sembra ci siano una grossa macchia sul maglione, avvicinandosi, la macchia scompare e si può leggere il messaggio "hygiene color bleach. rimuove le macchie velocemente"
per sostenere la marcia contro la farc
mc donald's e il suo caffè gratis. fino al 3 maggio. di un anno passato.
nike
la compagnia aerea norwegian ti dice la temperatura e ti invita a partire per climi più caldi.
stesso concetto diverso trattamento per opodo. qui le temperature più calde te le faccio sentire. superlike.
cattivissima pensilina. ti dice quanto pesi. ovviamente per venderti un prodotto dimagrante.
a proposito di arredamento. ikea l'ha fatto prima di absolut. forse perché ne ha più diritto, visto che i mobili li vende.
anche in metropolitana.
il ministero della salute in brasile dà il buon esempio. chissà quando in italia lo seguiranno.
utilizzando il vecchio trucco dei sensori di calore, ti chiede di misurare quanto sei "hot". a prescindere dal risultato, il messaggio è sempre lo stesso "usa il preservativo". superlike.
credo un programma televisivo che abbia a che fare con la perdita di peso...
twilight gioca di astuzia e salva il portafoglio. due bollini rossi, come il morso di un vampiro, sul collo dei modelli e delle modelle di altre pubblicità. e sul bollino si legge "the twilight saga"+"fatti mordere"
per ora è tutto. grazie per averci seguito.
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non conventional
urban bike messengers. è online il nuovo sito.
È online il nuovo sito di UBM - Urban Bike Messengers, il primo servizio di corrieri in bicicletta a Milano e in Italia.
Un restyling grafico e nuovi contenuti per raccontare come, ogni giorno, UBM offra un servizio di consegne innovativo ed ecologico, sempre più apprezzato dalle aziende che vogliono contribuire a migliorare la qualità della vita in città.
Su urbanbikemessengers.it tutte le informazioni e le news su offerte e iniziative, una gallery per conoscere gli urban bikers e la promessa di sempre. Consegniamo una Milano più pulita.
Credits
Web design / 247 design
Web development / Danka di Milano Fixed
Foto / Vincenzo Parma
Copywriting / Francesca Nobili
Disclaimer: questo post è parzialmente autoreferenziale.
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giovedì 18 novembre 2010
myliconacid. una brand che usa la testa.
ho aspettato qualche giorno sperando di trovare lo spot in rete ma niente. quindi mi affido a degli screenshot per raccontare uno spot tutto italiano, ma così poco italiano.
nello spot si susseguono immagini della confezione di myliconacid, contro l'acidità di stomaco, abbandonata in diversi luoghi, ad esempio: all'università, dopo un esame; in una sala riunioni, dopo un meeting; allo stadio, dopo una partita sofferta; ecc.
il messaggio è "Myliconacid, puoi dimenticarti del problema e anche della soluzione".
perché mi piace questa comunicazione?
perché di solito le brand tendono a dire "porta sempre con te", "non ti scordare di"... perché in fondo c'è un'ansia da prestazione che porta a call to action di questo tipo. invece, myliconacid va oltre, rinuncia all'ansia di non essere nella borsetta e ti dice una cosa molto più importante per raccontarsi e soprattutto più rilevante per il consumatore: ti dimenticherai di me perché funziono davvero.
bravi. bravi. bravi.
l'agenzia è Jwt/RMG di Roma ma purtroppo non ho i credit. peccato. i creativi di questo spot meritano di essere citati ed elogiati. proprio come il cliente che si è fidato.
nello spot si susseguono immagini della confezione di myliconacid, contro l'acidità di stomaco, abbandonata in diversi luoghi, ad esempio: all'università, dopo un esame; in una sala riunioni, dopo un meeting; allo stadio, dopo una partita sofferta; ecc.
il messaggio è "Myliconacid, puoi dimenticarti del problema e anche della soluzione".
perché mi piace questa comunicazione?
perché di solito le brand tendono a dire "porta sempre con te", "non ti scordare di"... perché in fondo c'è un'ansia da prestazione che porta a call to action di questo tipo. invece, myliconacid va oltre, rinuncia all'ansia di non essere nella borsetta e ti dice una cosa molto più importante per raccontarsi e soprattutto più rilevante per il consumatore: ti dimenticherai di me perché funziono davvero.
bravi. bravi. bravi.
l'agenzia è Jwt/RMG di Roma ma purtroppo non ho i credit. peccato. i creativi di questo spot meritano di essere citati ed elogiati. proprio come il cliente che si è fidato.
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martedì 16 novembre 2010
lav va a scuola contro gli animali nei circhi
Non sono una che si schiera con associazioni o partiti. non ho un gran senso di appartenenza alla comunità. non condivido la maggior parte delle battaglie sociali, non tanto per i contenuti, quanto per la forma e le persone che ci sono dietro.
ma ci sono certe cose che, al di là delle organizzazioni e dei movimenti, sento-penso-sostengo.
questa campagna della LAV rappresenta una di queste cose, e lo fa anche molto bene.
credits
agenzia: cOOkies adv
direttori creativi: massimo guastini, alba ronchi
copywriter: flavia brevi, francesca mudanò
art director: claudia valentini
fotografo: marco cremascoli
ma ci sono certe cose che, al di là delle organizzazioni e dei movimenti, sento-penso-sostengo.
questa campagna della LAV rappresenta una di queste cose, e lo fa anche molto bene.
credits
agenzia: cOOkies adv
direttori creativi: massimo guastini, alba ronchi
copywriter: flavia brevi, francesca mudanò
art director: claudia valentini
fotografo: marco cremascoli
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adv e co.
world park campaign. voglio andare a new york.
Il QRcode e l'augmented reality non hanno mai preso davvero piede in Italia e di applicazioni all'estero ne abbiamo viste, autoreferenziali O geniali.
Continuo a sostenere che un'applicazione debba rispondere ad almeno una delle esigenze dell'utente: utility, informazione o intrattenimento.
ma tanto poi si fa come dice il cliente.
un esempio di applicazione efficace, utile, entertainer e intelligente?
the world park campaign.
realizzato da Agency Magma e NYC Parks and Recreation a New York.
Associate Creative Directors: Will Thomsen, Kimberly Bartkowski.
Creatives: Jeremy Brown, Jamie Victor, Harlan Erskine.
Creative Director: Michael Ferrare.
Sound Design: Quiver Sound
se mai ci fosse bisogno di un ulteriore buon motivo per andare a new york è questo. e direi che non è poco per un'applicazione!
Continuo a sostenere che un'applicazione debba rispondere ad almeno una delle esigenze dell'utente: utility, informazione o intrattenimento.
ma tanto poi si fa come dice il cliente.
un esempio di applicazione efficace, utile, entertainer e intelligente?
the world park campaign.
realizzato da Agency Magma e NYC Parks and Recreation a New York.
Associate Creative Directors: Will Thomsen, Kimberly Bartkowski.
Creatives: Jeremy Brown, Jamie Victor, Harlan Erskine.
Creative Director: Michael Ferrare.
Sound Design: Quiver Sound
se mai ci fosse bisogno di un ulteriore buon motivo per andare a new york è questo. e direi che non è poco per un'applicazione!
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iphone app
lunedì 15 novembre 2010
milano underground. storie metropolitane.
è partito oggi il progetto Milano Underground - storie metropolitane, la serie tv che racconterà le storie che migliaia di persone vivono ogni giorno nei vagoni e sulle banchine della metropolitana meneghina.
Il progetto nasce da un'idea di Giovanni Esposito, giovane regista di talento che, tra le tante cose, si fa anche apprezzare dagli schermi di un signor canale come Current.
Con la partecipazione di amici e colleghi, avvolti dalla diffidenza dei viaggiatori milanesi-per-dire, il team di Milano Underground ha fatto i suoi primi passi partendo dalla stazione di porta garibaldi f.s.
Qui il racconto della giornata. Qui la pagina di facebook che terrà aggiornati sugli sviluppi del progetto.
Presto, online, anche il sito ufficiale.
Stay tuned.
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milano underground
giovedì 11 novembre 2010
newsletter edreams. e a natalle che fai?
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refusi
unicef. guarda cosa puoi fare quando spegni la tv.
una bellissima campagna unicef per invitare a spegnere la tv e vivere la vita.
la head dice "See what you can switch on, when the screen is off. Unicef"
credits:
agenzia: Lowe, Jakarta, Indonesia
direttore creativo esecutivo: Din Sumedi
direttore creativo: Ferly Novriadi
Art Director: Tania Huiny
Copywriter: Ferly Novriadi
Retoucher: Alexander Loppies
Photographer: Anton Ismael
la head dice "See what you can switch on, when the screen is off. Unicef"
credits:
agenzia: Lowe, Jakarta, Indonesia
direttore creativo esecutivo: Din Sumedi
direttore creativo: Ferly Novriadi
Art Director: Tania Huiny
Copywriter: Ferly Novriadi
Retoucher: Alexander Loppies
Photographer: Anton Ismael
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adv e co.
mc donald's ti fa risparmiare e risparmia.
una bella case history per mc donald's.
il concept non è nuovo. ma l'idea alla base del trattamento può definirsi originale, divertente e engaging.
l'ennesima dimostrazione che che quando c'è un'idea, di soldi ne bastano pochi.
non a caso è la DDB.
agenzia: DDB, Budapest, Hungary
direttori creativi: Rodrigo Fernandes, Laszlo Hevesi
art direction: Carlos Ramas, Rodrigo Fernandes
Copywriter: Giovanni Pintaude, Zsuzsa Rakosi, Laszlo Hevesi
il concept non è nuovo. ma l'idea alla base del trattamento può definirsi originale, divertente e engaging.
l'ennesima dimostrazione che che quando c'è un'idea, di soldi ne bastano pochi.
non a caso è la DDB.
agenzia: DDB, Budapest, Hungary
direttori creativi: Rodrigo Fernandes, Laszlo Hevesi
art direction: Carlos Ramas, Rodrigo Fernandes
Copywriter: Giovanni Pintaude, Zsuzsa Rakosi, Laszlo Hevesi
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martedì 9 novembre 2010
mc donald's come benetton. toscani siamo a corto di idee?
dal sito:
"
I Mille Volti di McDonald’s è un progetto di comunicazione nato dalla collaborazione tra McDonald’s e La Sterpaia.
(omissis)
Un affresco vivo, colorato ed eterogeneo che racconta la diversità di razze, colori, sapori che s’incontra nei ristoranti McDonald’s.
"
...
aspè. l'ho già sentita questa cosa... ah.
ma è la stessa idea alla base della comunicazione di benetton!
e in fatti dietro chi c'è?
il nostro beneamatissimo oliviero toscani.
e allora. va bene riciclare l'idea.
ma come siamo passati da questo:
a questo?
"
I Mille Volti di McDonald’s è un progetto di comunicazione nato dalla collaborazione tra McDonald’s e La Sterpaia.
(omissis)
Un affresco vivo, colorato ed eterogeneo che racconta la diversità di razze, colori, sapori che s’incontra nei ristoranti McDonald’s.
"
...
aspè. l'ho già sentita questa cosa... ah.
ma è la stessa idea alla base della comunicazione di benetton!
e in fatti dietro chi c'è?
il nostro beneamatissimo oliviero toscani.
e allora. va bene riciclare l'idea.
ma come siamo passati da questo:
a questo?
comunicazione sociale. o così o meglio.
La comunicazione sociale mi ha sempre affascinato.
Per la facilità con cui si fanno delle cose banalissime, spreco di tempo e soldi, comunicazioni che scivolano addosso ai molti e mettono a posto la coscienza di pochi.
Se esistesse la categoria FAIL a Cannes, i nostri ministeri domerebbero leoni.
Per la forza che certe, pochissime, campagne hanno nel comunicare il messaggio, lasciandoti addosso una sensazione di disagio. giustamente.
a volte per il copy
a volte per l'art direction
Credits:
Agenzia: Leo Burnett, Varsavia, Polonia
Direttori creativi: Pawel Heinze, Krzysztof Iwinski
Art Director: Pawel Wojtak
Copywriter: Maciek Porebski
Illustratore: Pawel Wojtak
in ogni caso, funziona.
perché c'è l'Idea.
perché c'è la testa.
e, trattandosi di comunicazione sociale, perché c'è anche il cuore.
Per la facilità con cui si fanno delle cose banalissime, spreco di tempo e soldi, comunicazioni che scivolano addosso ai molti e mettono a posto la coscienza di pochi.
Se esistesse la categoria FAIL a Cannes, i nostri ministeri domerebbero leoni.
Per la forza che certe, pochissime, campagne hanno nel comunicare il messaggio, lasciandoti addosso una sensazione di disagio. giustamente.
a volte per il copy
a volte per l'art direction
Credits:
Agenzia: Leo Burnett, Varsavia, Polonia
Direttori creativi: Pawel Heinze, Krzysztof Iwinski
Art Director: Pawel Wojtak
Copywriter: Maciek Porebski
Illustratore: Pawel Wojtak
in ogni caso, funziona.
perché c'è l'Idea.
perché c'è la testa.
e, trattandosi di comunicazione sociale, perché c'è anche il cuore.
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adv e co.
giovedì 4 novembre 2010
volkswagen. una brand con le palle.
disclaimer: questo è il mio pensiero. liberi di dissentire.
La storia della comunicazione di volkswagen, secondo me, si basa su due pilastri: la fiducia e le palle.
Le palle le ha tirate fuori Bill Bernbach, quando alla fine degli anni '50, di fronte a un cliente che nessuno voleva, ha detto "ok, vi prendo come clienti ma si fa come dico io o niente" (parola più parola meno, ma il senso è quello). La fiducia ce l'ha messa volkswagen e ne è scaturita la migliore campagna di tutti i tempi: Think Small del 1959.
Ad oggi, la comunicazione nel mondo è ripartita tra diverse agenzie ma l'impronta di Bernbach è lì. Non si discute.
Perché volkswagen ci ha messo le palle a non voler cambiare, come invece fanno quasi tutte le brand in preda ad ansie da prestazione che vomitano sulle agenzie pubblicitarie che vomitano sui poveri creativi, perché sa che funziona. c'è fiducia nell'idea. punto.
E con intelligenza, questa idea viene portata avanti da decenni, aggiornata ma non modificata, che mantiene il trattamento ma allo stesso tempo sperimenta. senza mai tradirsi.
Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Executive Creative Director: Chris Gotz
Associate CD / Copywriter: Jacques Massardo
Creative Group Head/ Art Director: Gareth McPherson
Art Director: Matthew Pullen
Copywriter: Craig Ross

“Bi-Xenon headlights standard on every Passat.”
Agency: Mudra DDB Group, Mumbai, India
Creative Director: KB Vinod, Deepak Singh
Art Director: Deepak Singh
Copywriter: KB Vinod
Photographer: Tim Flach
Studio: Peter Bailey
Agency: DDB, Berlin, Germany
“Get a Volkswagen with parking sensor.”
Agency: AlmapBBDO, Sao Paulo, Brazil
Executive Creative Director: Marcello Serpa
Art Director: Paulo Marco Monteiro
Copywriter: Cesar Herszkowicz
Photographers: Hugo Treu, Estudio Nolan
“Improved grip in winter. Volkswagen snow tires service.”
Agency: DDB, Milan, Italy
Creative Directors: Luca Albanese, Francesco Taddeucci
Art Director: Armando Viale
Copywriter: Valerio Le Moli
Account: Davide Bergna
Art Buyer: Michela Braganti
Photographer and Postproduction: Dock 75
“Closed / Open. The Eos. The coupé-cabriolet by Volkswagen.”
Agency: DDB, Brussels, Belgium
Creative Director: Peter Aerts
Copywriter: François Massinon
Art Director: Massimo De Pascale
Account Team: Sylvie De Couvreur, Miguel Aguza
“Volkswagen lane assist. Gives you an alert when you’re not.”
Agency: Try, Olso, Norway
Creative Directors: Petter Bryde, Thorbjørn Ruud
Art Directors: Thorbjørn Ruud, Egil Pay
Copywriters: Petter Bryde, Lars Joachim Grimstad
Macdesigner: Thomas Bråten
Photographer: Sigve Aspelund
“If you don’t do it for him, do it for him. New Golf. Ecological, economical.”
Agency: Agence V, Paris, France
Creative Director: Christian Vince
Art Director: Guillaume Meriaux
Copywriter: Adrien Plouard
Photographer: Olivier Borst
Published: September 2009

Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Executive Creative Director: Chris Gotz
Creative Director: Gordon Ray
Art Director: Matthew Pullen
Copywriter: Craig Ross
“The quietest cabin in its class.”
Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Creative Director: Chris Gotz
Art Directors / Copywriters: Prabashan G. Pather, Sanjiv Mistry
Photographer: Guy Neveling
Published: May 2009
Agency: Z México
Executive Creative Directors: Álvaro Zunini, Santiago Chaumont
Creative Directors / Copywriters: Marcelo Manfredi, Walter Malo
Art Directors: Walter Malo, Ricardo Carrera
Illustrator: www.estilo3d.com
“DSG 7 electronic gearbox. Shift fluently.”
Agency: DDB, Belgium
Creative Director: Peter Aerts
Art Director: Johan Van Oeckel
Copywriter: Bart Van Goethem
Graphic Designers: Isabelle De Vos, Phyl Bautzer
Account team: Sylvie De Couvreur, Francis Lippens

“Navigation and entertainment in one. The RNS 510 Navigation System.”
Agency: DDB, Berlin, Germany
Executive Creative Directors: Stefan Schulte, Bert Peulecke
Art Directors: Kristoffer Heilemann, Gabriel Mattar
Copywriters: Ludwig Berndl, Philip Bolland, Ricardo Wolff
le campagne via
La storia della comunicazione di volkswagen, secondo me, si basa su due pilastri: la fiducia e le palle.
Le palle le ha tirate fuori Bill Bernbach, quando alla fine degli anni '50, di fronte a un cliente che nessuno voleva, ha detto "ok, vi prendo come clienti ma si fa come dico io o niente" (parola più parola meno, ma il senso è quello). La fiducia ce l'ha messa volkswagen e ne è scaturita la migliore campagna di tutti i tempi: Think Small del 1959.
Ad oggi, la comunicazione nel mondo è ripartita tra diverse agenzie ma l'impronta di Bernbach è lì. Non si discute.
Perché volkswagen ci ha messo le palle a non voler cambiare, come invece fanno quasi tutte le brand in preda ad ansie da prestazione che vomitano sulle agenzie pubblicitarie che vomitano sui poveri creativi, perché sa che funziona. c'è fiducia nell'idea. punto.
E con intelligenza, questa idea viene portata avanti da decenni, aggiornata ma non modificata, che mantiene il trattamento ma allo stesso tempo sperimenta. senza mai tradirsi.
Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Executive Creative Director: Chris Gotz
Associate CD / Copywriter: Jacques Massardo
Creative Group Head/ Art Director: Gareth McPherson
Art Director: Matthew Pullen
Copywriter: Craig Ross

“Bi-Xenon headlights standard on every Passat.”
Agency: Mudra DDB Group, Mumbai, India
Creative Director: KB Vinod, Deepak Singh
Art Director: Deepak Singh
Copywriter: KB Vinod
Photographer: Tim Flach
Studio: Peter Bailey
Agency: DDB, Berlin, Germany
“Get a Volkswagen with parking sensor.”
Agency: AlmapBBDO, Sao Paulo, Brazil
Executive Creative Director: Marcello Serpa
Art Director: Paulo Marco Monteiro
Copywriter: Cesar Herszkowicz
Photographers: Hugo Treu, Estudio Nolan
“Improved grip in winter. Volkswagen snow tires service.”
Agency: DDB, Milan, Italy
Creative Directors: Luca Albanese, Francesco Taddeucci
Art Director: Armando Viale
Copywriter: Valerio Le Moli
Account: Davide Bergna
Art Buyer: Michela Braganti
Photographer and Postproduction: Dock 75
“Closed / Open. The Eos. The coupé-cabriolet by Volkswagen.”
Agency: DDB, Brussels, Belgium
Creative Director: Peter Aerts
Copywriter: François Massinon
Art Director: Massimo De Pascale
Account Team: Sylvie De Couvreur, Miguel Aguza
“Volkswagen lane assist. Gives you an alert when you’re not.”
Agency: Try, Olso, Norway
Creative Directors: Petter Bryde, Thorbjørn Ruud
Art Directors: Thorbjørn Ruud, Egil Pay
Copywriters: Petter Bryde, Lars Joachim Grimstad
Macdesigner: Thomas Bråten
Photographer: Sigve Aspelund
“If you don’t do it for him, do it for him. New Golf. Ecological, economical.”
Agency: Agence V, Paris, France
Creative Director: Christian Vince
Art Director: Guillaume Meriaux
Copywriter: Adrien Plouard
Photographer: Olivier Borst
Published: September 2009

Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Executive Creative Director: Chris Gotz
Creative Director: Gordon Ray
Art Director: Matthew Pullen
Copywriter: Craig Ross
“The quietest cabin in its class.”
Agency: Ogilvy, Cape Town, South Africa
Creative Director: Chris Gotz
Art Directors / Copywriters: Prabashan G. Pather, Sanjiv Mistry
Photographer: Guy Neveling
Published: May 2009
Agency: Z México
Executive Creative Directors: Álvaro Zunini, Santiago Chaumont
Creative Directors / Copywriters: Marcelo Manfredi, Walter Malo
Art Directors: Walter Malo, Ricardo Carrera
Illustrator: www.estilo3d.com
“DSG 7 electronic gearbox. Shift fluently.”
Agency: DDB, Belgium
Creative Director: Peter Aerts
Art Director: Johan Van Oeckel
Copywriter: Bart Van Goethem
Graphic Designers: Isabelle De Vos, Phyl Bautzer
Account team: Sylvie De Couvreur, Francis Lippens
“Navigation and entertainment in one. The RNS 510 Navigation System.”
Agency: DDB, Berlin, Germany
Executive Creative Directors: Stefan Schulte, Bert Peulecke
Art Directors: Kristoffer Heilemann, Gabriel Mattar
Copywriters: Ludwig Berndl, Philip Bolland, Ricardo Wolff
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